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Portovenere — Monterosso

Giorni1
PercorribilitàPrimavera, per sfruttare al meglio le ore di luce
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Sentiero 1
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Località Principali Lungo il Percorso:

Porto Venere, Campiglia, Telegrafo, La Cigoletta, Foce di Drignana, Termine, Santuario di Soviore, Colla di Gritta, Colla di Bagari, Sant’Antonio al Mesco, Monterosso

Raccomandazioni:

Questa proposta è consigliata per runner e camminatori esperti. Il periodo ideale per affrontare questo percorso è la primavera, per sfruttare al meglio le ore di luce e il clima ancora mite. Si consiglia di pernottare a Porto Venere e di partire alle prime luci dell’alba, dotati di adeguate scorte di acqua e cibo. Lungo il percorso, dopo Campiglia, non sono presenti punti di rifornimento idrico o ristoro fino al Santuario di Soviore e alla Colla di Gritta (con aperture stagionali).

Per chi ama le sfide più impegnative e si sta allenando per percorsi ultratrail, è possibile estendere la corsa sul tracciato dello Sciacchetrail, un evento sportivo internazionale che offre percorsi di 47 km o 100 km. (www.sciacchetrail.com).

Segnavia da seguire:

  • AV5T: da Porto Venere fino alla località Termine
  • 591: dalla località Termine alla località Semaforo (bivio per l’Eremo di S. Antonio al Mesco)
  • SVA: dalla località Semaforo (bivio per l’Eremo di S. Antonio al Mesco) a Monterosso

Descrizione dettagliata del percorso:

Il Sentiero Uno inizia nel borgo fortificato di Porto Venere, precisamente in Piazza Bastreri, dove la struttura urbana compatta, l’architettura storica e il sistema di approdi rappresentano un eccezionale esempio di insediamento costiero adattato al terreno impervio. I bastioni, il Castello Doria e le mura storiche testimoniano inoltre l’evoluzione difensiva e marittima dell’insediamento. Da qui, si imbocca la salita pedonale che costeggia le antiche mura del Castello Doria. Si raccomanda di prestare attenzione in questo tratto iniziale, poiché la scalinata è ripida e potrebbe essere scivolosa.

Al termine della salita, le mura lasciano spazio a un ampio panorama verso il mare, in corrispondenza di un’antica cava di marmo Portoro (punto panoramico).

 

Si raggiunge un primo bivio che indica la direzione per il Forte Muzzerone, ma si prosegue a destra, in direzione Campiglia e Sella Derbi.

Salendo verso Campiglia, il sentiero attraversa macchia mediterranea, leccete e gariga (attributo naturalistico dell’Eccezionale Valore Universale riconosciuto dall’UNESCO), con affacci panoramici sulle isole Palmaria, Tino e Tinetto. I resti delle cave di marmo Portoro e le mulattiere scavate nella roccia rivelano testimonianze materiali della vita economica e dell’ingegno umano.

Il sentiero continua lungo il versante che si affaccia sul Golfo della Spezia, con un andamento prevalentemente pianeggiante in leggera salita, attraversando una suggestiva lecceta. Si superano i bivi per il Rifugio Muzzerone, il Forte Muzzerone, Sant’Antonio e Porto Venere, mantenendo la direzione per Campiglia.

Si giunge quindi su una strada carrozzabile, che si percorre in discesa per un breve tratto. Sulla sinistra si incontra la cava di marmo Portoro denominata “Cavetta”. Si prosegue in leggera discesa fino a Sella Derbi (area di sosta), dove si lascia la strada per riprendere il sentiero AV5T in direzione Campiglia e Telegrafo.

Il sentiero riprende a salire lungo il versante a mare del Monte Castellana. Dopo pochi metri, si incontra un cippo commemorativo delle cinque vittime di un incidente aereo (idrovolante).

La salita continua, ma la vegetazione bassa permette di godere di viste spettacolari sulle isole e sulle falesie costiere. Si raccomanda di prestare attenzione ai tratti esposti in corrispondenza di affioramenti rocciosi. Si raggiunge infine la strada asfaltata, in località Bocca dei Cavalin (343 m s.l.m.).

Si prosegue a sinistra lungo l’AV5T in direzione Campiglia e Telegrafo, abbandonando la strada carrozzabile sulla destra. Dopo un tratto in salita, si incrocia nuovamente la carrozzabile, che si segue per alcune centinaia di metri. In corrispondenza del cartello indicante “Campiglia”, si lascia la carrozzabile e si imbocca a sinistra il sentiero per Telegrafo e Termine.

Il sentiero sale leggermente, poi diventa più dolce, attraversando una pineta fino alla caratteristica torre in pietra di un antico mulino a vento. Da qui, si scende leggermente fino al paese di Campiglia (389 m s.l.m.).

Campiglia offre diverse opportunità per una sosta: punti di ristoro e di ospitalità (con aperture stagionali, si consiglia di verificare gli orari), la fermata dell’autobus in piazza della Chiesa e una fontanella per rifornire le borracce.

Dopo una breve sosta a Campiglia, uno dei rari esempi di insediamento di crinale che ha conservato un forte legame con l’agricoltura tradizionale, e la visita alla Chiesa di Santa Caterina (con il suo campanile centenario) e al tessuto urbano compatto, testimonianza della persistenza dello stile di vita tradizionale, si riprende il cammino. Superato il bivio per Monesteroli, si prosegue su Via Gerisola e si imbocca a sinistra la scalinata che sale verso Sant’Antonio e il Telegrafo.

Il sentiero sale lungo il crinale costiero, poi spiana e prosegue su una strada sterrata che attraversa la “palestra nel verde” (realizzata nel 1982).

Si raggiunge quindi la cappella di Sant’Antonio Abate (511 m s.l.m.), un’area di sosta dove si incrocia il sentiero 504 (a sinistra per Schiara, a destra per l’AVG – Pegazzano – La Spezia).

In località Sant’Antonio, poco prima della cappella, si trovano due cippi in pietra dedicati a Giovanni Spinato e Alfredo Sapia, volontari del CAI della Spezia che hanno contribuito alla riapertura del Sentiero Uno.

Si prosegue lungo l’AV5T e, dopo un breve tratto pavimentato in pietra, si riprende lo sterrato che, attraverso la palestra nel verde, conduce al colle del Telegrafo (513 m s.l.m.).

Dalla località Telegrafo (513 m s.l.m.), si imbocca a sinistra il sentiero di crinale AV5T, proseguendo in direzione del Bivio Bramapane (circa 40 minuti). Il sentiero inizia con una salita graduale e, dopo pochi metri, si incontra il rudere di un’antica casa cantoniera.

Il percorso continua in salita per circa 800 metri, per poi spianare, lungo la dorsale boschiva, tra pinete e leccete, che contribuisce alla biodiversità protetta dai Parchi. Le radure e i punti panoramici permettono di cogliere l’intera morfologia del sito, con la successione rapida di vallate, bacini e falesie.

Si raggiunge quindi il Bivio Bramapane (623 m s.l.m.), dove si incrocia la strada carrozzabile che scende verso il Colle Telegrafo. Il cammino prosegue lungo l’AV5T, mantenendo la direzione per La Cigoletta, Foce di Drignana e Termine.

Poco prima della località Montegrosso (613 m s.l.m.), sulla destra, si nota una costruzione che fungeva da punto trigonometrico. Si continua verso Sella della Croce (circa 10 minuti), La Cigoletta e Termine.

Giunti a Sella della Croce (633 m s.l.m.), si devia a sinistra, lasciando sulla destra lo sterrato che scende a Carpena. Si prosegue, pertanto, lungo l’AV5T in direzione La Cigoletta e Foce di Drignana. Dopo una breve salita, il sentiero diventa pianeggiante, attraversando un tratto boschivo lungo il versante costiero.

Si giunge quindi a Sella Galera (712 m s.l.m.), un quadrivio dove si sale leggermente, si oltrepassa il colle e si continua lungo l’AV5T sul versante a monte, in direzione Sella Marvede (circa 35 minuti).

Dopo aver superato il bivio per il Monte delle Croci, il sentiero scende ripidamente su un fondo sconnesso; si raccomanda massima attenzione in questo tratto. Dopo circa 5 km dalla località Telegrafo, si raggiunge Sella Marvede (672 m s.l.m.).

Da Sella Marvede si prosegue a sinistra sull’AV5T in direzione Campo di Corniglia (circa 20 minuti), Prato di Corno e Termine. Il sentiero attraversa una splendida lecceta; il percorso è pianeggiante ma a tratti particolarmente stretto, richiedendo attenzione.

Giunti in località Prato di Corniglia (610 m s.l.m.), si prosegue in leggera salita sempre sull’AV5T verso La Cigoletta (circa 10 minuti). Dalla località La Cigoletta, si continua lungo l’AV5T in direzione Prato di Corno (circa 1 ora e 20 minuti) e Termine (circa 2 ore e 45 minuti totali dalla Cigoletta), percorrendo i versanti che delimitano la vallata di Vernazza. Qui il crinale costeggia versanti terrazzati e pendii storicamente coltivati, modellati da muri a secco e manufatti rurali. Questa secolare opera collettiva ha trasformato un ambiente ostile in uno straordinario paesaggio culturale.

Si oltrepassa il bivio per il sentiero 503 mantenendo la sinistra in direzione Termine. In località Prato di Corno (735 m s.l.m.), in corrispondenza del bivio per il sentiero 555, si continua a tenere la sinistra in direzione Termine.

Il percorso prosegue quindi in discesa fino alla località Foce di Drignana.

Giunti in località Foce di Drignana (562 m s.l.m.), si riprende l’AV5T svoltando a sinistra, in direzione Termine (circa 40 minuti). Il sentiero inizia in salita, presentandosi ampio e piacevole, con lievi saliscendi che attraversano sia il versante a mare che quello a monte, offrendo tratti di straordinaria panoramicità: lo sguardo abbraccia i borghi delle Cinque Terre, adattati alla morfologia ripida e storicamente stratificati, che incarnano l’identità del sito.

Dopo circa 20 minuti di cammino, si incontra il bivio per il Monte Santa Croce (circa 10 minuti di deviazione). Si consiglia vivamente questa breve deviazione per visitare un luogo caro alla devozione locale, testimone del valore immateriale delle celebrazioni religiose legate al territorio, che offre un punto panoramico eccezionale.

Si riprende quindi l’AV5T, proseguendo in direzione Termine (circa 20 minuti).

Arrivati in località Termine, i abbandona il segnavia AV5T, si percorre in discesa per circa 1 km la strada carrozzabile in direzione Monterosso, seguendo il segnavia 591. Si raccomanda di procedere sul lato sinistro della carreggiata (lato a mare) e di prestare attenzione al traffico veicolare. Scendendo da Termine, dopo poche decine di metri sulla sinistra si trova il bivio per il sentiero 582, che porta al Santuario di Reggio. Poco dopo, sempre sulla sinistra e in corrispondenza di un’area di sosta, si incontra il bivio per il sentiero 588, che scende direttamente al paese di Monterosso. Si suggerisce l’utilizzo di questa discesa solo in caso di necessità di un rientro rapido, ad esempio per emergenze o condizioni meteo avverse.

Si continua la discesa lungo la strada carrozzabile e, dopo circa 1 km, sulla destra, si imbocca il bivio per il Santuario di Soviore.

Si consiglia una visita alla chiesa del Santuario di Soviore (492 m s.l.m.), il più antico santuario mariano delle Cinque Terre. La sua posizione strategica ne fa un punto di sosta e riflessione, collegato alla rete di percorsi storici e devozionali che uniscono fede e paesaggio. Presso il Santuario, da marzo a ottobre, è attivo un bar-ristorante con camere. Nel piazzale del Santuario, è inoltre presente una fontanella per rifornire le borracce.

Si riprende quindi il cammino lungo il percorso pedonale in discesa, che costeggia la carrozzabile in direzione Monterosso. Dopo circa 2 km, si giunge alla Colla di Gritta (330 m s.l.m.), dove è presente un bar-ristorante-albergo.

Anche in questo caso dal Termine, si può giungere a Monterosso utilizzando una navetta ATC, da 12 posti, con 5 corse mattutine e 2 pomeridiane.

Da Colla di Gritta, si attraversa il parcheggio dell’hotel e si imbocca il sentiero 591, proseguendo lungo il crinale del promontorio del Mesco in direzione Colle Bagari (circa 50 minuti) e Sant’Antonio al Mesco (circa 1 ora e 25 minuti).

Questo tratto di sentiero è particolarmente suggestivo e solitamente meno frequentato, regalando panorami ampi e spettacolari, che lo rendono una delle sezioni più spettacolari del percorso. Percorrendo il crinale del Mesco, lo sguardo spazia da un lato sulla valle di Levanto e sulla costa ligure fino a Portofino, e dall’altro sulle Cinque Terre, estendendosi fino alle isole di Palmaria, Tino e Tinetto.

Il percorso si sviluppa con alcuni saliscendi verso la punta del promontorio. Inizialmente si attraversa una pineta rada di pino marittimo, seguita da zone di gariga con ginepri, in corrispondenza di affioramenti di rocce serpentinitiche. Successivamente, si entra nella macchia mediterranea, in corrispondenza del substrato in arenarie, avvicinandosi alla punta del Promontorio del Mesco. Lungo il percorso sono presenti cartelli informativi dedicati alle diverse tipologie vegetazionali, che rafforzano la consapevolezza dei valori naturali e paesaggistici del sito.

In corrispondenza del bivio per il sentiero 574, si suggerisce di prendere la brevissima deviazione sulla destra che conduce alla sommità del Monte Rossini. Qui si trova un’area di sosta molto piacevole, che offre un panorama a 360° di rara bellezza per cui la vista spazia dalle isole all’entroterra ligure, abbracciando idealmente l’intero sito Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Si riprende quindi il sentiero 591 in discesa verso la Sella di Bagari (circa 15 minuti).

Giunti a Sella di Bagari (360 m s.l.m.), è fondamentale prestare attenzione alle indicazioni. Si superano sulla destra due bivi per Levanto (sentieri 572 e 573). Dopo un breve tratto in discesa, si evita il sentiero 572 che scende direttamente a Monterosso sulla sinistra, si sale leggermente e si segue l’indicazione per Sant’Antonio al Mesco (circa 40 minuti), evitando la deviazione verso il Monte Focone.

Il percorso continua nella macchia mediterranea a leccio, con una leggera salita iniziale seguita da un falso piano in discesa. Si oltrepassa il bivio per Levanto (sentiero 571), mantenendo la direzione per Sant’Antonio del Mesco (circa 25 minuti).

In corrispondenza dei ruderi del Semaforo, si incrocia il sentiero costiero SVA, che collega Levanto a Monterosso. Prima di iniziare la discesa verso Monterosso, si suggerisce di prendere la deviazione che, in soli 10 minuti, conduce all’eremo di Sant’Antonio al Mesco. Giunti all’eremo, si apre una vista spettacolare che permette di assaporare appieno la bellezza del paesaggio attraversato durante l’intero cammino iniziato a Porto Venere. In prossimità dei ruderi del Semaforo e dell’eremo di Sant’Antonio al Mesco, punto conclusivo simbolico, si coglie la dimensione storica e spirituale di questi luoghi di margine, che uniscono isolamento e bellezza.

Dall’eremo di Sant’Antonio, si rientra al Semaforo e al bivio SVA per iniziare la discesa verso Monterosso-Fegina (circa 50 minuti). Questo tratto di sentiero può essere affollato, per cui si raccomanda attenzione. La discesa presenta a tratti una scalinata ripida. Prima di arrivare a Fegina, si incrocia la strada carrozzabile e si prosegue in discesa.

Giunti a Fegina (4 m s.l.m.), superando la statua del Gigante, si prosegue lungo la passeggiata a Mare, si oltrepassa la Stazione ferroviaria e, passando per Torre Aurora, si raggiunge il centro storico di Monterosso, dove si conclude il magnifico cammino del Sentiero Uno.

Questo cammino, percorso a passo svelto o di corsa, è un viaggio immersivo tra memoria, natura e tradizione, perfettamente allineato con la visione del sito come paesaggio vivente. Ogni passo sul crinale è un passo nella storia di un territorio che, pur nella sua asprezza, ha saputo generare bellezza condivisa.

Cosa fare a Monterosso al Mare

Monterosso al Mare è il borgo più grande delle Cinque Terre e l’unico a offrire vere e proprie spiagge sabbiose, ideali per chi cerca relax sul mare. Diviso in due parti – il centro storico e la zona più moderna di Fegina – è un perfetto equilibrio tra autenticità ligure e accoglienza turistica.

Si consiglia la visita a…

Nel centro storico puoi esplorare viuzze ricche di botteghe, la Chiesa di San Giovanni Battista in stile gotico-ligure e il convento dei Cappuccini, situato su un colle panoramico. Nella zona di Fegina, non perderti la celebre Statua del Gigante, scolpita nella roccia a inizio Novecento, simbolo del legame tra l’uomo e il mare.

Dove cenare

A Monterosso troverai numerosi ristoranti, dai locali rustici alle trattorie sul mare, ideali per gustare piatti tipici come la pasta al pesto, le acciughe di Monterosso (Presidio Slow Food) e zuppe di pesce. Alcuni locali offrono splendide terrazze vista tramonto, perfette per una serata speciale.

Possibilità di degustazioni

Monterosso è immerso nei vigneti e nella macchia mediterranea: qui puoi degustare vini locali in enoteche, cantine o direttamente presso piccoli produttori. Lo Sciacchetrà e i bianchi secchi DOC delle Cinque Terre sono spesso accompagnati da specialità come focaccia, olive taggiasche e formaggi della zona. Un’occasione per scoprire i sapori autentici della Liguria.

Fotogallery della tappa

Alcuni luoghi che ti godrai durante il cammino

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